CAMERA Centro Italiano per la Fotografia , Torino: dal 27 gennaio al 1 maggio 2016 SULLA SCENA DEL CRIMINE

 

gennaio 2016 – CAMERA - Centro Italiano per la Fotografia, presenta la mostra Sulla scena del crimine. La prova dell’immagine dalla Sindone ai droni, aperta al pubblico da mercoledì 27 gennaio a domenica 1 maggio 2016.L’esposizione analizza la storia della fotografia forense e mostra un corpus di opere che coprono più di un secolo, dalle prime immagini entrate nelle aule di tribunale fino alle fotografie satellitari usate dalle organizzazioni per i diritti umani per denunciare l’uccisione di civili, come nel caso degli attacchi con i droni.
CAMERA ha selezionato undici casi-studio per illustrare un approccio scientifico alla fotografia, volto a renderla uno strumento giudiziario.
Questa mostra esplora contemporaneamente la potenza e i limiti del mezzo fotografico nella ricerca della verità. La potenza è quella dell’immagine, più d’impatto e più convincente di quanto possano esserlo parole o cifre. Il limite è quello della tecnica, che spesso smentisce l’idea secondo cui l’obiettivo del fotografo non sia altro che un occhio infallibile, che tutto coglie e tutto registra.«Più di ogni altro avvenimento – scrive la curatrice e ideatrice della mostra, Diane Dufour - i fatti criminali si rivelano opachi, indescrivibili, non rappresentabili. Nella materia stessa dell’immagine sono impressi una moltitudine di segni chiari, mescolati a segni confusi, possibili “trappole” affiancano dettagli significativi. L’immagine è quindi sempre un enigma in sé che richiede che si dica ciò che mostra. La sfida per gli esperti è allora quella di costruire un dispositivo capace di rivelare la sostanza dell’immagine, la sua verità».
Appare allora chiaro che la verità non viene solo ri-costruita, ma viene a tutti gli effetti costruita e poi difesa tramite la raccolta di prove, tra cui le immagini sono regine indiscusse. Non è quindi sufficiente riportare alla luce le fosse comuni dove riposano i curdi vittima del genocidio operato dall’esercito iracheno nell’88: nel 1992 una fotografa dell’agenzia Magnum accompagna gli attivisti alla ricerca di prove, e documenta scrupolosamente l’esumazione affinché quelle vittime esistano davvero e possano quindi avere giustizia. Non basta processare i gerarchi nazisti: i campi di sterminio vengono fotografati e filmati secondo regole ben precise dai soldati Alleati, e il film che ne deriva sarà utilizzato come atto d’accusa verso gli imputati a Norimberga.
Le lenti fotografiche sono state chiamate “obiettivi”, nella speranza che potessero salvare dall’imprecisione e dai dubbi che si accompagnano alla soggettività, ma la diversa interpretazione di una fotografia può tutt’ora avere pesanti conseguenze civili e politiche. C’è o non c’è traccia dell’antico cimitero beduino di Koreme, nel Deserto del Negev, nelle foto aeree che gli inglesi della RAF scattarono alla fine della Seconda Guerra Mondiale, prima della fondazione dello Stato di Israele? Chi sostiene che negli scatti sgranati e nebulosi di 70 anni fa non si veda alcun cimitero beduino non sta solo dibattendo i dettagli di vecchie fotografie: sta allo stesso tempo dichiarando che le migliaia di famiglie palestinesi
che vivono tutt’ora nella zona sono abusive e devono essere cacciate dalle loro case, a ulteriore testimonianza del potere che possono avere le immagini. Scrive ancora Diane Dufour: «Le immagini di crimini vìolano un tabù, quello della rappresentazione della morte. La loro finalità è quella di mostrare senza criteri estetici, di testimoniare senza criteri morali. Queste immagini “fuorilegge” esistono perché giustizia sia fatta. Ma l’avvicinarsi alla verità tramite l’immagine è un esercizio complesso, pericoloso, non è privo di calcoli di probabilità e margini d’errore». « […] Mettere in mostra queste immagini implica spostarle dal loro contesto abituale. Abbiamo cercato di capire come, quando e da chi sono state create e di proporre una prospettiva critica sulla loro natura, che siano immagini simboliche o prova in sé. Per il ricercatore come per lo spettatore, mettere in azione un pensiero in immagini costituisce già il trovare… una finestra di verità».
La mostra è corredata da un catalogo: Images à Charge. La construction de la preuve par l’image, disponibile in inglese o in francese, e co-prodotto da LE BAL e Xavier Barral Éditions. A cura di Diane Dufour, con il contributo di Christian Delage, Thomas Keenan, Tomasz Kizny, Luce Lebart, Jennifer Mnookin, Anthony Petiteau, Eric Stover e Eyal Weizman. Il volume conta 240 pagine e 280 immagini.

 

 In  contemporanea con la mostra Sulla scena del crimine  La prova dell’immagine dalla Sindone ai droni  aprono  il progetto espositivo Oh Man di Lise Sarfati (nella Project Room) e L'Esposizione Kabul + Bagdad di Antonio Ottomanelli che  rimarranno aperte al pubblico sino al 13 marzo 2016 

 

 La mostra Oh Man,, con un progetto inedito dell’artista francese Lise Sarfati, è a cura di Francesco Zanot e raccoglie una serie di undici immagini realizzate in California, nella Downtown di Los Angeles, tra il 2012 e il 2013.
Soggetto principale del lavoro sono alcuni uomini isolati all'interno del contesto urbano. Non compiono alcuna azione rilevante. Nella maggior parte dei casi camminano. Oppure sono colti in un momento di pausa nel mezzo di uno spostamento. Ciò nonostante la loro presenza è evidente. Carica di energia. Potente. Ovunque si trovino nel rettangolo dell'immagine, hanno un'importanza centrale. In una sorta di aggiornamento della tradizione umanista, Lise Sarfati elimina dal suo immaginario qualsiasi indicazione narrativa e tensione eroica, lasciando campo libero alla pura comparsa nello spazio di una serie di individui.
Privati dell'impeto di uno scopo e senza una direzione evidente, i protagonisti di questo lavoro vagano ininterrottamente. Inconsapevoli di essere fotografati, appaiono in posizioni precarie, mentre al contrario Lise Sarfati prende saldamente posizione di fronte a loro, attendendo per giorni interi il momento più propizio per riprendere le proprie immagini. Il risultato è un silenzioso dialogo che si svolge davanti allo spettatore e regola il passaggio tra l'indifferenza della rappresentazione e la partecipazione di chi osserva.La città è l'unico scenario di questo incontro. Occupa l'intera superficie di ogni immagine, da destra a sinistra, dal basso all'alto. Il cielo, quando compare, è ridotto a un esiguo ritaglio geometrico in mezzo ai palazzi. Blu cobalto. Tipicamente americana nella costante alternanza tra edifici di mattoni, asfalto rabberciato, reti metalliche e insegne dei negozi, la metropoli fornisce il sottofondo ritmico invariabile degli imprevedibili gesti degli uomini, sparsi qua e là come note su uno spartito musicale. Il tempo è dato dalla luce istantanea dell'Ovest americano. Cristallina e violenta nelle ore centrali della giornata, costituisce l'innesco di un teatro che, a pochi chilometri dalle stelle del firmamento hollywoodiano, si svolge ininterrottamente ogni giorno.
Questa mostra complementare si inserisce in un percorso a lungo termine di CAMERA, che mira a portare in Italia esperienze internazionali per la costruzione di un dialogo creativo con la scena italiana e per un continuo lavoro di ricerca che faccia del Centro un punto di riferimento per la fotografia sulla scena artistica contemporanea.

 

Con la mostra Kabul + Baghdad dell’artista italiano Antonio Ottomanelli (Bari, 1982), prende avvio una serie di esposizioni dedicate ai giovani fotografi italiani.La personale, allestita all’interno del corridoio monumentale del Centro, raccoglie una selezione di immagini dai due diversi progetti del reporter italiano, Big Eye Kabul e Mapping Identity. Le opere, realizzate sul campo di scenari cruciali come l'Afghanistan e l'Iraq, evidenziano la necessità e l’urgenza di rivolgere agli accadimenti e a quei luoghi uno sguardo più ampio e opporre alla distruzione un gesto di ricostruzione.Soggetto principale dei lavori è lo spazio urbano: Ottomanelli, che ha una formazione in Architettura, approda alla fotografia come strumento per indagare il territorio, non tanto nei suoi aspetti paesaggistici o urbanistici, ma come indicatore delle dinamiche sociali e delle tensioni geopolitiche nelle aree di conflitto. Le opere in mostra, risultato del suo lavoro indefesso nei territori dell'Afghanistan e dell'Iraq, ribaltano la prospettiva e la sensibilità di lettura dei soggetti fotografati. Non c’è un’angolazione visiva certa, l’osservatore guarderà al cielo, agito dal dirigibile, e si muoverà nel reticolato urbano, in un viaggio eziologico e di riflessione dei fenomeni.
A Kabul Ottomanelli interviene sulla prospettiva: Big Eye Kabul è proprio questa inversione, dove lo sguardo si sposta dal basso verso l'alto, seguendo un dirigibile americano.A Baghdad, invece, Ottomanelli lavora sulla dimensione identitaria: con Mapping Identity – Baghdad gli studenti universitari sono chiamati a ricomporre una mappa attendibile della città, attraverso la loro memoria ed esperienza diretta. Il fotografo da fabbricante di documenti e atti di denuncia si trasforma così in investigatore e istigatore all'azione civile.
Baghdad ha sofferto ingenti danneggiamenti nel corso degli ultimi decenni. In particolare, tra marzo e aprile del 2003 la città è stata pesantemente bombardata dalle forze statunitensi, che l'hanno successivamente occupata con la deposizione di Saddam Hussein. Da allora la struttura urbana ha subito numerose modificazioni, ma nessuna di queste è più stata sistematicamente censita e registrata. L'ultima pianta ufficiale di Baghdad risale infatti al 2003 ed è stata tracciata dall'esercito americano per scopi militari e strategici.Mapping Identity è un tentativo di colmare questo vuoto. Realizzato nel corso di un workshop con alcuni studenti d'arte dell'Università di Baghdad, il lavoro si compone di una serie di mappe parziali disegnate dagli stessi studenti su sollecitazione di Ottomanelli che li ha guidati in un percorso di ricostruzione topografica sulla base della loro esperienza diretta. Il risultato è una serie di quartieri interamente ridisegnati da chi li abita e li frequenta, dove i segni neri costituiscono il passato prebellico e quelli rossi tutto ciò che è cambiato ed è stato successivamente integrato. L'esperienza diretta e quotidiana si innesta così sul corpo astratto della mappa, dando vita ad autentiche "istantanee dell'ordinario, una sorta di 'ritratto giacomettiano', dal momento che Baghdad viene tenuta nascosta".


MOSTRA

“Sulla scena del crimine. La prova dell’immagine dalla Sindone ai droni”  Da mercoledì 27 gennaio a domenica 1 maggio 2016.
Progetto espositivo collaterale - Project Room Lise Sarfati “Oh Man” A cura di Francesco Zanot. Da mercoledì 27 gennaio a domenica 13 marzo 2016.
Progetto espositivo collaterale - Corridoio “Kabul+Baghdad” Di Antonio Ottomanelli -Da mercoledì 27 gennaio a domenica 13 marzo 2016.

 

CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia Via delle Rosine 18 , 10123 - Torino www.camera.to  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Orari di apertura:Lunedì 11.00 - 19.00. Martedì Chiuso.Mercoledì 11.00 - 19.00.Giovedì 11.00 - 21.00.Venerdì 11.00 - 19.00.Sabato 11.00 - 19.00.Domenica 11.00 - 19.00.Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.

Biglietti Intero: €10 Ridotto: €6 fino a 26 anni e over 65.Possessori Abbonamento Musei Torino Piemonte.
Possessori del biglietto di ingresso di: Museo Nazionale del Cinema, MAO, Palazzo Madama, Borgo Medievale, GAM - Galleria Civica d’Arte Moderna, Touring Club Italiano, Forte di Bard, Amici della Fondazione per l’Architettura, iscritti all’Ordine degli Architetti, iscritti AIACE, iscritti Enjoy.
Gratuito per bambini fino a 12 anni e per i possessori della Torino+Piemonte Card.
Visite guidate:Sabato e domenica alle h.17.00 (senza prenotazione). Biglietto intero + visita guidata: €12 Biglietto ridotto + visita guidata: €8 Per gruppi di oltre 10 persone è richiesta la prenotazione della visita guidata scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Didattica:CAMERA sarà aperto per i laboratori dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 16.00.Per informazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.