Galleria 10·Corso·Como, Milano: 11 marzo – 7 aprile 2026 The New American West -Photography in Conversation


marzo 2026 - 10·Corso·Como annuncia l’apertura della mostra The New American West: Photography in Conversation, dall’11 marzo al 7 aprile 2026 presso la Galleria di 10·Corso·Como. L’esposizione - che si inserisce nel Circuito Off di MIA Photo Fair BNP Paribas (19 – 22 marzo 2026, Superstudiopiù, Milano). - indaga come l’idea dell’ ‘American West’ sia stata costruita, mitizzata e continuamente reinventata attraverso la fotografia nell’arco di quasi un secolo.

Co-curata da Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg e Carrie Scott, la mostra indaga la fotografia come strumento sia di documentazione sia di proiezione. Le opere contemporanee di Maryam Eisler e Alexei Riboud entrano in dialogo con fotografie storiche selezionate dall’archivio della Howard Greenberg Gallery, tra cui quelle di Ansel Adams, Diane Arbus, Esther Bubley, Lee Friedlander, Allen Ginsberg, Joel Meyerowitz, Wright Morris, Minor White, Edward Weston, Paul Strand, Mary Ellen Mark, e con lo sguardo cinematografico di Wim Wenders. Nel loro insieme, le opere tracciano l’evoluzione del West dall’inizio del XX secolo a oggi, rivelando non un’unica narrazione ma un’idea stratificata e in continua evoluzione, plasmata da ambizione, spaesamento, bellezza e contraddizione.

Il progetto espositivo attraversa e ridefinisce l’immaginario dell’ ‘American West’. Emerge una pluralità di sguardi. I paesaggi originari e quasi metafisici documentati nelle opere di Ansel Adams ed Edward Weston entrano in risonanza con la presenza silenziosa delle architetture e delle comunità ritratte da Paul Strand, Arthur Rothstein ed Esther Bubley: la frontiera si trasforma in spazio sociale e memoria storica.

Negli anni successivi, la visione si rarefà. Nelle superfici luminose e nelle espansioni suburbane di Robert Adams e Frank Gohlke, nei margini urbani di Lee Friedlander e nelle campiture cromatiche di Joel Meyerowitz, il paesaggio perde ogni dimensione epica per trasformarsi in misura del tempo e dello sguardo.
Parallelamente, il West si rivela come teatro umano e culturale. I corpi sospesi di Diane Arbus, le comunità nomadi di Mary Ellen Mark, l’intimità partecipe di Danny Lyon e la malinconia di William Gedney spostano il racconto dal mito alla presenza. Intorno, come in una costellazione visiva, affiorano la dimensione cinematografica di Bruce Davidson sul set del film iconico The Misfits, l’identità artistica incarnata da Georgia O’Keeffe nel ritratto di Arnold Newman, la controcultura di Allen Ginsberg e la sensibilità europea di Wim Wenders. In questi scatti la frontiera è percepita come immagine mentale, un luogo della percezione, della luce e della distanza.

Lo sguardo contemporaneo di Eisler e Riboud riattiva le opere dall’archivio della Howard Greenberg Gallery, mostrando come il West continui a esistere non solo come luogo fisico ma come spazio di pensiero, riflessione e confine. Le fotografie dei grandi maestri della tradizione americana, accanto a quelle di fotoreporter e autori meno noti, non sono presentate come reperti nostalgici ma come immagini vive, ancora capaci di plasmare l’immaginario contemporaneo.

Fulcro del percorso è il viaggio intrapreso nel 2024 da Eisler e Riboud attraverso Texas, New Mexico, Arizona e Utah: un attraversamento condiviso ma vissuto in modo indipendente. I due artisti hanno fotografato gli stessi territori senza confrontarsi sulle immagini, generando risposte visive radicalmente differenti. Il lavoro di Eisler è cinematografico, intuitivo e carico di tensione psicologica; quello di Riboud essenziale, architettonico e contemplativo.
L’itinerario segue le tracce di Georgia O’Keeffe nei paesaggi di Ghost Ranch, incontra le comunità native e la sacralità dei loro santuari, e raggiunge The Hill, il rifugio dell’artista James Magee e del suo alter ego femminile Annabel Livermore, situato nel deserto di Chihuahua, nel Texas occidentale, come appare nel ritratto realizzato pochi mesi prima della sua scomparsa. In questo doppio sguardo, tra interni ed esterni, rovine meccaniche e città fantasma si trasformano in spazi mentali, mentre negli ambienti dell’Hotel Paisano a Marfa riaffiora un immaginario cinematografico senza tempo.

Accostate ai capolavori storici, queste opere riaffermano l’idea centrale della mostra: l’ ‘American West’, più che un luogo, è una domanda ricorrente, continuamente riscritta da chi lo attraversa.

Dopo le presentazioni presso la sede newyorkese di Pierre Yovanovitch e Sotheby’s Paris, 10·Corso·Como porta la mostra a Milano, con un allestimento progettato appositamente per gli spazi della Galleria di 10·Corso·Como. Un percorso attorno a un nucleo centrale che mette in dialogo diretto la visione di Eisler e Riboud, da cui si irradiano direttrici e corrispondenze che generano l’architettura del percorso. La mostra suggerisce che la nostra comprensione dell’America — e degli ideali un tempo proiettati sul West — sia in continua evoluzione.

Senza ricorrere a dichiarazioni politiche, il progetto riflette su ciò che il West ha promesso in passato: libertà, opportunità, e reinvenzione, ideali spesso costruiti su esclusione e difficoltà. La fotografia diventa il mezzo attraverso cui queste tensioni vengono preservate, analizzate e rimesse in circolo nel presente.
The New American West: Photography in Conversation
A cura di Alessio de’ Navasques, Howard Greenberg, e Carrie Scott
Galleria 10·Corso·Como
11.3 – 7.4.2026
Tutti i giorni: 10.30 – 19.30
Ingresso libero https://10corsocomo.com/it