Salute e Benessere

COME SOPRAVVIVERE ALLA DAD: I consigli degli specialisti dell’Ospedalino Koelliker di Torino per prevenire o mitigare danni alla vista e alla schiena


marzo 2021 -Mal di testa, bruciore degli occhi e mal di schiena sono i disturbi più comuni lamentati da molti studenti dopo meno di una settimana dalla ripresa della DAD. Cosa possono fare ragazzi, genitori ed insegnanti per alleviare i danni fisici da istruzione a distanza?

I fisioterapisti e gli oculisti dell’Ospedalino Koelliker di Torino, centro specializzato nella cura dell’infanzia, fanno il punto sui principali rischi connessi alla DAD e stilano alcuni semplici consigli pratici per prevenire o mitigare l'insorgere di disturbi a carico dell'apparato muscolo-scheletrico e di quello visivo.

Il Dott. Andrea Rubiolo, Fisioterapista e Osteopata, spiega “Una delle conseguenze più immediate della DAD è una riduzione dell’attività motoria, insieme al mantenimento prolungato di posture errate. Questa tendenza ad una minor mobilità può facilitare l’insorgere di rigidità muscolari, contratture, mal di testa e, talvolta, un senso generale di spossatezza. La struttura ossea che risente maggiormente delle conseguenze di una ridotta mobilità è la colonna vertebrale, che può anche vedere accentuate eventuali situazioni di lordosi, cifosi o atteggiamenti scoliotici”.

“La DAD amplifica problematiche visive legate all’utilizzo di fonti luminose lcd (display a cristalli liquidi) soprattutto per coloro che passano mediamente sei o più ore al giorno davanti ai computer, cellulari e tablet – aggiunge la Dott.ssa Paola Perlino, Oculista Pediatrica-. I giovani non sono abituati a trascorrere così tanto tempo davanti allo schermo, a ciò va aggiunto che gli occhi di bambini e adolescenti sono ancora in fase di sviluppo. Il primo campanello d’allarme di un problema alle porte è la sindrome dell’occhio secco: davanti a un videoterminale si riduce la frequenza di ammiccamento e l’occhio non viene più bagnato regolarmente con il liquido lacrimale. Ne consegue dislacrimia con occhio rosso, bruciore, prurito, affaticamento e sensazione di corpo estraneo nell’occhio. Inoltre, costringendo l’occhio in fase di sviluppo a guardare troppo a lungo da vicino, si provoca un eccessivo sforzo accomodativo (“messa a fuoco”): tale sforzo può favorire l’insorgenza o il peggioramento di una miopia già esistente”.

I CONSIGLI DELL’OCULISTA

Prediligere gli schermi grandi a quelli piccoli.
Controllare che il pc, lo smartphone o il tablet non siano tenuti a distanza troppo ravvicinata dall'occhio (distanza ideale: circa 30 cm).
Prediligere l’utilizzo di fonti di luce naturale, eventualmente artificiale ma mai al buio.
Visto l’impiego di dispositivi per la DAD, limitare l’ulteriore uso di smartphone in altri momenti della giornata, in particolare prima di andare a letto e durante i pasti.
Valutare ogni sera se gli occhi sono arrossati e chiedere al bambino se ci sono stati sintomi quali prurito, stanchezza, lacrimazione o visione sfocata.
Quando l'occhio del bambino o del ragazzo è più stanco, impiegare un collirio suggerito dall'oculista.
Evitare di usare videoterminali indossando le lenti a contatto che tendono a seccare l’occhio.

I CONSIGLI DEL FIOSIOTERAPISTA

Prima di iniziare la mattinata di lezione ritagliarsi 5 minuti di silenzio e di tranquillità e, seduti sulla propria sedia, effettuare 10 inspirazioni profonde in appoggio comodo allo schienale, con schiena eretta ma non rigida
Nei momenti di pausa (circa ogni ora) l’insegnante dovrebbe suggerire di effettuare 5 rotazioni complete della colonna cervicale, sia a destra che a sinistra, con movimento dolce e progressivo
Al termine della mattinata di lezione inarcare la schiena indietro in modo dolce ma completo e poi lasciare che essa torni in posizione di riposo. Ripetere almeno 10 volte.
Al termine della mattinata di lezione, effettuare almeno 5 minuti consecutivi di camminata, anche in casa.
Sarebbe buona norma bere un bicchiere d'acqua alla fine di ogni ora di lezione

www.ospedalinokoelliker.it 

 

 

Fortimix SUPERFOOD® di NAMED® Il multivitaminico 3.0 con 61 estratti Vegetali, Vitamine e Minerali


febbraio 2021 -L'importanza di assumere con costanza frutta e verdura e, di conseguenza, le sostanze nutritive in esse naturalmente presenti, è nota e assodata da innumerevoli ricerche a livello mondiale.

L'OMS raccomanda, infatti, di mangiare ogni giorno un totale minimo di 400-600 g, le famose "5 porzioni al giorno", di frutta e verdura di cinque colori diversi, in modo tale da garantire il corretto apporto di sali minerali, fibre, vitamine e sostanze antiossidanti di cui l'organismo necessita per il contrasto ai radicali liberi, i quali attaccando le cellule causano l'alterazione delle loro fisiologiche funzionalità. Nella scelta delle tipologie di frutta e verdura da portare a tavola ogni giorno, va poi ricordato che a ogni tonalità cromatica dell'alimento corrispondono particolari proprietà nutritive e il loro mix corretto garantisce, conseguentemente, il benessere dell'organismo. Il rosso di pomodori e arance, ad esempio, indica la presenza di sostanze antiossidanti quali il licopene e le antocianine. Un menu "arcobaleno" è dunque garanzia di benessere.

Non sempre però siamo in grado di assumere le giuste porzioni di frutta e verdura e quindi il fabbisogno dei nutrienti in esse contenuti, a causa delle scorrette abitudini alimentari, delle esigenze lavorative che spesso ci portano a consumare un semplice spuntino in ufficio, ma anche per il fatto che al giorno d'oggi la frutta e la verdura che acquistiamo al supermercato sono, in rapporto a 50 anni fa, più povere di nutrienti per vari motivi: diffusione ormai massiva delle colture intensive, impoverimento del suolo, presenza di colture ibride e in alcuni casi di modificazioni genetiche, utilizzo di fertilizzanti industriali e, non ultimo, consumo di frutta e verdura tardivo rispetto ai tempi di raccolta.

Cosa fare, dunque, per assicurarci una dose adeguata di Vitamine, Sali minerali e micronutrienti fondamentali in caso di carenze?

Sicuramente la cosa più importante è quella di impegnarci ogni giorno a consumare frutta e verdura, di colori diversi, scegliendo prodotti di qualità e se possibile a km 0; nel caso di carenza o aumentato fabbisogno ci possiamo invece affidare a Fortimix SUPERFOOD® di NAMED®, il multivitaminico di ultima generazione, con ben 61 Estratti Vegetali, Vitamine e Minerali, che sinergicamente aiutano a sostenere l'organismo, soprattutto in caso di stress, stanchezza, scarsa concentrazione, cambi di stagione o nelle fasi di recupero post-convalescenza.

Fortimix SUPERFOOD® propone un mix di estratti di frutta e verdura nei 5 colori della salute, raccomandati dall'OMS, in un unico integratore, un mix esclusivo che ti permette con un gesto quotidiano di integrare i vari nutrienti.

Fortimix SUPERFOOD® è la formulazione "superfood" ricca di preziosi Estratti Vegetali, Vitamine e Minerali essenziali, di superfrutti antiossidanti, crucifere, funghi e agrumi, pensato per un'azione a 360° sull'organismo, che possa migliorarne l'efficienza funzionale ed il benessere, favorendo varie funzionalità.

Fortimix SUPERFOOD®, infatti, nello specifico contiene anche:

Acerola, Papaya, Funghi Shiitake e Maitake, Vitamine A, B e C per il sostegno alle naturali difese dell'organismo;

estratti di Goji, Açai, Vitamina C e Selenio ad azione antiossidante e protettiva delle cellule dallo stress ossidativo;

Aronia, Avocado, Rosa canina e Spinacio ad azione di sostegno e ricostituente;

Acido folico e Acido pantotenico che contribuiscono alla riduzione di stanchezza e affaticamento;

Vitamine B6, B12 e C che contribuiscono al normale metabolismo energetico e al normale funzionamento del sistema nervoso;

Estratti di Rosmarino e Zenzero che hanno azione di supporto al sistema cardiovascolare e digerente e Carciofo per la funzione epatica;

Ananas, Tarassaco, Ortica, Cranberry e Ribes nero ad azione drenante.

In Farmacia, Parafarmacia e su www.namedonline.it  Concentrato liquido miscelabile con acqua.

Lactose e gluten free. Confezioni da 150 e 300 ml. € 29,90 e € 47,90

RESPIRAIRE ACCELERA SULLA TELEMEDICINA PEDIATRICA PER LA DIAGNOSI E LA CURA DELL’OSAS
 

 

febbraio 2021 - Covid, lockdown e DAD hanno turbato il sonno di molti bambini e adolescenti ma dietro ad un sonno “difficile” potrebbe nascondersi una patologia seria. Una delle poche buone notizie di questi tempi è che la pandemia ha spinto sull’acceleratore della telemedicina, tanto che in una recente conferenza Stato Regioni sono state approvate le linee guida che ne regolamentano l’uso omogeneo sul territorio. Anche la tele pediatria non fa eccezione e una specialità che ha avuto grande sviluppo negli ultimi mesi è stata quella della pneumologia pediatrica legata ai disturbi del sonno.

In Italia quasi il 5-7% dei bambini soffre di OSAS – Sindrome delle Apnee Ostruttive del Sonno, ma non sempre è facile interpretare i disturbi del sonno di un bambino, che più ancora che nell’adulto possono essere legate a molteplici fattori.
L'OSAS è un disturbo respiratorio caratterizzato da episodi di ostruzione completa o parziale delle alte vie aeree che disturbano la ventilazione e l’architettura del sonno. In età pediatrica il fattore di rischio più comune è la presenza di ipertrofia adeno-tonsillare, seguita da altri fattori patogenetici indipendenti tra cui l'obesità, le anomalie cranio-facciali e le patologie neuromuscolari.
Ciò che è fondamentale nell’individuazione e nel successivo trattamento dell’OSAS pediatrica è la multidisciplinarietà che richiede un approccio completo: storia clinica, esame obiettivo e sintomi soggettivi. L’emergenza da questo punto di vista è stata uno stimolo a migliorare e ha permesso alla telemedicina di mettere in rete ancor di più gli specialisti, che possono collaborare a distanza e in maniera efficace alla cura del paziente.

“In questi mesi di lockdown e restrizioni abbiamo avuto un significativo aumento delle richieste di polisonnografia pediatrica. – dichiara Renata Enriù, direttore generale di Respiraire, una delle principali aziende italiane specializzate nella diagnosi e cura dei disturbi respiratori del sonno con sede ad Avigliana (TO). - La polisonnografia notturna è un accertamento che permette di registrare l'andamento del sonno del paziente direttamente a domicilio. Certamente l’OSAS è un disturbo multifattoriale, cioè numerosi fattori intervengono nella sua patogenesi, pertanto l’approccio diagnostico-terapeutico dovrebbe prevedere la collaborazione di diverse figure professionali (pediatri, otorini, specialisti di chirurgia maxillo-facciale, odontoiatri). Abbiamo potenziato il nostro centro in modo da offrire i dati a tutti gli specialisti che fanno parte del team di cura del paziente. Oggi dalla nostra centrale operativa transitano migliaia di dati. Anzitutto quelli della polisonnografia dei piccoli pazienti che vengono monitorati per una notte; i loro dati vengono trasmessi al medico la mattina successiva per consentire una diagnosi il più rapida possibile. Proprio nel lockdown per i ragazzi dai 12 anni in su abbiamo aggiunto un prezioso strumento, MyPersonalSleepTest, un dispositivo monouso che consente di svolgere a domicilio un esame accurato del sonno, del tutto simile alla polisonnografia, semplicemente collegandolo ad una App, senza la visita del tecnico”.

Consapevoli delle difficoltà che le famiglie stanno attraversando in questo momento, Respiraire ha inoltre attivato il numero verde gratuito 800-602.300 al quale possono rivolgersi tutti coloro che pensano di avere in famiglia un piccolo paziente OSAS. I tecnici di neurofisiopatologia Respiraire, anche grazie ad un primo screening, saranno a disposizione per dare indicazioni rispetto ai sintomi dell’OSAS e ai possibili approcci alla malattia.

RESPIRAIRE
Via M. Gandhi, 5 – 10051 Avigliana (TO)
www.respiraire.it 

 

 

Linea viso SALBA per una beauty routine a prova di stress


GENNAIO 2021 -E' sempre importante riuscire a ritagliare dei momenti in cui prendersi cura della propria pelle, e dopo le feste è fondamentale creare dei veri rituali di bellezza.

La linea viso Salba offre diversi trattamenti per avere una pelle luminosa e rinnovata in pochi gesti.

Per una pulizia profonda della pelle, l'acqua micellare Salba aiuta ad eliminare le impurità con la massima delicatezza anche sulle pelli sensibili. Dopo l'utilizzo non occorre risciacquare.
prezzo consigliato al pubblico 6,30€ (formato 200 ml) 

Per affinare la grana del viso e tornare ad avere un incarnato fresco a luminoso, il gommage Salba (con olio di Argan e burro di Karitè) restituisce idratazione e morbidezza fin da subito.
prezzo consigliato al pubblico 7,30€ (formato 100 ml) 

Infine, per dare un booster di idratazione alla pelle ed agire durante le ore del sonno, quando il derma è più ricettivo e il turnover cellulare accelera, la maschera notturna Salba è il prodotto giusto per concludere la giornata. Ricca di burro di Karitè e Acido Ialuronico, aiuta a ripristinare le riserve d'acqua restituendo al mattino una pelle idratata, distesa e nutrita.
prezzo consigliato al pubblico 14,50€ (formato 50 ml)

 

In profumeria e sul sito www.socostore.it 

 

 

Tempi di attesa lunghi, per l’endometriosi la diagnosi precoce è fondamentale

novembre 2020 - In Italia sono circa 3 milioni le donne che soffrono di endometriosi, una malattia complessa, talvolta invalidante, ancora poco conosciuta, per la quale non esistono cure definitive e spesso diagnosticata in ritardo. Una malattia che può provocare danni gravissimi, incidendo su organi vitali come i reni, ureteri, vescica, intestino e compromettendo la fertilità. Per la maggior parte ad essere coinvolte sono giovani donne - la fascia d’età più colpita è infatti quella tra i 25 e i 35 anni – che fanno fatica a ricevere la necessaria diagnosi che possa portare a cure mirate e indispensabili. Una malattia che ha origine dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, chiamato endometrio, in altri organi (ad esempio ovaie, tube, peritoneo, vagina e nei casi più gravi anche intestino e vescica), che crea dolori fortissimi, soprattutto durante il ciclo mestruale, e sofferenze fisiche acute – e di conseguenza anche psicologiche -, limitando la vita quotidiana, i rapporti interpersonali e di coppia. Secondo alcuni studi, una donna malata di endometriosi deve assentarsi dal lavoro per 5 giorni al mese e il 14% di queste donne perde il lavoro.
Se la salute è la priorità per gran parte delle persone, soprattutto in questo periodo storico, e con la pandemia le attenzioni sul settore della sanità sono altissime, si rischia che il Covid metta in secondo piano le altre patologie, principalmente quelle, come l’endometriosi, che non sono ancora considerate come prioritarie dal sistema sanitario nazionale. I tempi di attesa per avere una visita specialistica, già lunghissimi prima del Covid – è stato stimato che una donna aspettava sei mesi in media prima di poter avere un appuntamento – sono in aumento, degenerando una situazione in cui la tempistica è fondamentale. Per questo l’APE – Associazione Progetto Endometriosi che mette insieme pazienti di tutta Italia – lavora per creare consapevolezza sulla malattia e per limitare i danni che l’endometriosi genera, portando all’attenzione la necessità della diagnosi precoce.
«Conoscere l’endometriosi significa ridurre il tempo diagnostico e intervenire tempestivamente, preservando la salute e la fertilità della donna», spiega Annalisa Frassineti, presidente di APE.
Oltre ai tempi lunghi per trovare un centro o uno specialista che possa garantire diagnosi e monitoraggio della patologia indicandone le cure - in diverse regioni italiane non esistono centri specializzati e le donne spesso devono percorrere migliaia di km per trovarli -, le persone con endometriosi non vedono riconosciuti i diritti che dovrebbero spettare a chi soffre di una malattia tanto grave. Solo le donne considerate agli stadi più gravi possono ricevere alcune prestazioni sanitarie gratuitamente, come le visite di controllo ogni sei mesi, seppure ci siano ancora lacune da colmare. Dal 2017 l’endometriosi è stata infatti inserita tra i livelli essenziali di assistenza (Lea) come malattia cronica invalidante, ma solo relativamente ai casi più avanzati, cioè quelli considerati al 3° o 4° grado. Le altre donne non hanno forme di tutela e possono arrivare a spendere fino a 2.500 euro l’anno per curarsi.
Come evidenziato dall’Associazione Progetto Endometriosi, per aiutare queste pazienti diventa fondamentale tracciare la malattia ed intervenire in modo specifico. Il Registro nazionale di patologia istituito nel 2017 per raccogliere tali dati non è ancora attivo e dunque non è neanche chiaro il numero delle donne affette da endometriosi. In Emilia Romagna, dove c’è un registro regionale, sono stati attivati dei percorsi diagnostici assistenziali, i quali, attraverso la collaborazione di ospedali, consultori e centri specializzati, puntando sulla formazione e l’informazione, rendono più veloci le diagnosi e dunque anche le cure.
Sul sito dell’APE - www.apendometriosi.it  – ci sono tutte le informazioni utili e i progetti, per aiutare concretamente le donne affette da endometriosi e per entrare a far parte della rete nazionale.

 

 

Antibiotico resistenza: nasce in Oculistica il farmaco con antibiotico che per la prima volta riduce del 50% i giorni di somministrazione

novembre 2020 - Nasce in Oculistica il primo farmaco con antibiotico che dimezza la posologia e la somministrazione. Si tratta di una combinazione di antibiotico e cortisone in collirio che potrà essere prescritto dopo l’intervento di cataratta, l’operazione chirurgica più diffusa in medicina: in Italia se ne eseguono 600.000 ogni anno. Lo conferma LEADER 7 lo studio realizzato su 800 pazienti in Italia e all’estero, che attesta l’efficacia e la sicurezza del farmaco. Il nuovo medicinale di Doc Ofta, la divisione oftalmica di Doc Generici, è un’importante innovazione sviluppata in Italia e il nostro paese sarà il primo ad averlo disponibile a livello europeo.

“Solitamente dopo l’intervento di cataratta – spiega il Prof. Michele Figus, direttore della Scuola di specializzazione di Oftalmologia Università di Pisa – è necessario prescrivere due principi attivi, un antibiotico e un corticosteroide per 14 giorni. Da oggi il farmaco si potrà prescrivere solo per 7 giorni. Una combinazione farmacologica più potente, molto efficace perché contiene un antibiotico fluorochinolonico ad ampissimo spettro e il cortisone insieme, questo semplifica la posologia e accorcia la somministrazione, due fattori importantissimi sul successo della terapia, soprattutto sulla popolazione più matura”.

Della riuscita della terapia ne tratta lo studio Leader 7, studio partito in Italia ma che ha avuto uno sviluppo internazionale dal momento che 80 centri reclutatori erano nel Bel Paese e 20 all’estero.

“Con lo Studio Leader 7 possiamo comunicare alla comunità scientifica – spiega il prof. Francesco Bandello primario dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Milano - che una sola settimana con questo farmaco, al posto delle 2 date sino ad oggi, è più che sufficiente per coprire con sicurezza il rischio di infezione dopo l’intervento chirurgico di cataratta. Non abbiamo trovato una sequenza di complicanze. Inoltre oggi celebriamo un grande traguardo per quanto riguarda l’antibiotico resistenza che soprattutto in questi momenti si mostra essere un problema gravoso. In più la riduzione dei tempi della somministrazione ha un impatto di grande valore dal punto di vista clinico, perchè quando la cura è lunga, spesso viene interrotta a metà facendo con l’antibiotico più danni che benefici”.

L’età media dell’intervento di cataratta è di 72 anni, anche se di anno in anno il limite si sta sempre più abbassando anche sotto i 60 anni.

“Le ragioni sono diverse – conclude Bandello – prima fra tutte quella naturale dell’invecchiamento, poi l’aumento delle maculopatie per maggiori radiazioni ionizzanti – ma ci sono ragioni sociali molto evidenti: siamo in una società in cui le informazioni passano attraverso la lettura e la scrittura, quindi rispetto a un tempo, le persone hanno bisogno di avere occhi sani anche in età avanzata”.

Il lancio del nuovo farmaco incontra i bisogni di una società longeva e molto attiva.

“L’innovazione di prodotto è una dei nostri punti di forza e delle ragioni della nostra crescita anche in periodi difficili come questi - afferma Riccardo Zagaria AD di DocGenerici- e questo farmaco ne è una dimostrazione. Si tratta di una novità assoluta tutta italiana perché nata da una collaborazione con un partner d’eccellenza come NTC e perché va incontro a una delle esigenze principali del post- operatorio dei nostri pazienti. L’Italia è il primo paese in Europa in cui verrà venduto e questo ci rende particolarmente soddisfatti, soprattutto perché è un successo della divisione Doc Ofta che abbiamo creato 4 anni fa, e in cui noi abbiamo sempre creduto”.

LENTI A CONTATTO: SOI NO ALL’UTILIZZO! INGANNEVOLE IL COMUNICATO DI ASSOTTICA CHE ALLO SCOPO DI TUTELARE GLI INTROITI DELLE AZIENDE PRODUTTRICI DIFFONDE INFORMAZIONI CONFUSE E PERICOLOSE PER TUTTI I PAZIENTI CHE LE STANNO UTILIZZANDO


30 marzo 2020- Un comunicato di Assottica sull’opportunità di indossare le lenti a contatto periodiche anziché quelle usa e getta come consigliato da SOI sta generando confusione tra i portatori di Lac. Dunque si posso usare o no? Interviene di nuovo sulla questione il presidente della SOI, Matteo Piovella. Le Lenti a contatto non vanno usate. Sono permesse solo quelle usa e getta. Un articolo pubblicato sul Journal of Hospital Infection il 6 febbraio 2020 dedicato alla persistenza dei Coronavirus su materiali sintetici, dimostra che il tempo di sopravvivenza medio del corona virus su gomma silicone è di 5 giorni. Silicone è il materiale con cui sono costruite molte lenti a contatto. Tutti conoscono quanto sia necessario lavarsi spesso le mani perché le stesse sono il veicolo più efficace per permettere al virus di diffondersi. Per questo viene ripetuto fino alla noia il concetto dell’utilità di non toccarsi gli occhi ne di strofinarli per mantenersi sani e perfettamente attivi. Ovvio che applicare lenti a contatto con le mani comporta una inevitabile manipolazione che nel contesto attuale mette a rischio contagio. Se poi pensiamo che la lente permane a contatto con la cornea e la congiuntiva bulbare tutto diventa più semplice e più chiaro. Chi ha possibilità di correggere il proprio difetto visivo con un semplice paio di occhiali lo faccia da subito. In questo modo ridurrà il rischio di contaminazione. Altra necessità – sostiene il Presidente SOI – è utilizzare lenti a contatto giornaliere mono uso e di evitare le lenti a contatto riutilizzabili per più giovani. Ormai – continua Matteo Piovella – le lenti multiuso appaiono obsolete e meno sicure. Con la usa e getta si ha il vantaggio di avere una lente nuova tutti i giorni e che non deve essere “sterilizzata” durante la notte per poterla indossare il giorno dopo. Le sostanze utilizzate per la pulizia delle lenti sono aggressive per la congiuntiva bulbare e provocano spesso allergie o intolleranza nei confronti della lente a contatto. Ormai vengono utilizzate e consigliate solo per fini commerciali.

SOI consiglia un utilizzo attento delle lenti a contatto multiuso dedicato principalmente a quelle situazioni dove le lenti giornaliere monouso non sono disponibili per motivi di costruzione tecnica. Ma queste sono una minima parte. Quindi addio a lenti settimanali, da 15, 30 , 90 e 180 giorni.

Utilizzate sempre lenti giornaliere monouso senza mai indossarle più di una volta.

Infine SOI raccomanda di non utilizzare lenti a contatto nei bambini al fine di “tentare di rallentare l’evolversi della miopia : il rischio non vale la candela. www.soiweb.com