FERRARIS AGRICOLA, testimone e ambasciatore della storia e del futuro del vino Ruchè

dicembre 2025 - Generalmente la narrazione delle aziende parte dalla storia: nel caso di Ferraris Agricola, sono il presente e la visione del futuro a fare la differenza.
Intuizione, tenacia e impegno, infatti, sono i tre elementi che hanno permesso a Luca Ferraris di contribuire in modo determinante a rendere un vitigno straordinario, poco conosciuto ma unico al mondo, il Ruchè di Castagnole Monferrato, un “piccolo miracolo enologico” italiano.
<< Il Ruchè di Castagnole Monferrato è un vino che si distingue per le originali note floreali e speziate, che lo rendono inconfondibile, e per la capacità di dare vita a vini profumati e freschi in gioventù o complessi e strutturati nelle versioni invecchiate. Speciale è anche il significato che esso ha per il tessuto sociale locale: il Ruchè oggi rappresenta l’elemento identitario e l’attività economica più florida della bellissima area del Monferrato in cui ci troviamo.>> Afferma Luca.
L’avventura nel mondo del vino inizia quando all’inizio del nuovo millennio, neppure ventenne, decide di dedicarsi completamente alla viticoltura. A quei tempi perfino a Torino, a pochi chilometri dal Monferrato, nessuno conosceva il Ruchè. Un passato difficile da comprendere, se si pensa che oggi su 10 calici di vini serviti al bancone dei winebar piemontesi ben 5 sono di Ruchè di Castagnole Monferrato.
LE ORIGINI
Dopo l’Istituto Agrario, Luca sceglie di recuperare e sviluppare l’azienda fortemente voluta dalla bisnonna Teresa, che nel 1921 acquistò una casa in Via al Castello, a Castagnole Monferrato, oggi sede del museo del vino Ferraris. Un acquisto reso possibile dalla vita avventurosa di suo marito, partito per l’America alla ricerca dell’oro durante la “Golden rush” in California.
Due anni dopo, il nonno Martino, compra il “Casot”, un casolare rurale nel mezzo di un appezzamento di 40.000 mq dove oggi sorge uno dei vigneti più rappresentativi. Martino impianta i primi vigneti e inizia a vinificare e commercializzare sfuso il vino, come avveniva a quel tempo. Un lavoro duro quello nei campi, che il figlio Luigi mantiene in memoria del padre pur senza farne una professione. Sceglie infatti di trasferirsi a Torino e lavorare in città, garantendo così ai figli un futuro più agiato. Luca, suo figlio, dalla terra è invece attratto in modo magnetico e, dopo il diploma all’Istituto Agrario, decide di dedicarsi completamente all’azienda.
Sebbene il Monferrato abbia nella Barbera e nel Moscato le due varietà principali, Luca sceglie di dedicarsi da subito ad una varietà meno nota: il Ruchè. Un vitigno dall’origine misteriosa ma dal recupero certo, avvenuto negli anni Sessanta grazie a Don Giacomo Cauda, parroco di Castagnole Monferrato, che da queste uve produceva il “Vino del Parroco”.
Ben presto Luca si rende conto che il Ruchè non è un vitigno facile. Tendenzialmente vigoroso, richiede molto lavoro in vigneto, diradamenti, sfogliature ragionate e un monitoraggio continuo nella stagione vegetativa. È tra i primi a sperimentare una viticoltura di precisione, per trasformare quello che al tempo era un vino quotidiano in un prodotto capace di competere con le grandi denominazioni.
Il suo impegno è in vigneto ma anche nella commercializzazione: gira l’Italia e l’Estero, “bottiglie alla mano”, per fare assaggiare il Ruchè. L’azienda cresce in fretta e dalle 10.000 bottiglie dell’annata 2001 si passa nel giro di tre anni a produrne 60.000. La svolta commerciale avviene con l’avvio dell'esportazione verso gli Stati Uniti tramite Bonny Doon Vineyard di Randall Grahm (California).
Con gli anni sempre più mercati importanti hanno aperto le porte alle etichette Ferraris: oggi l’azienda esporta in 35 paesi del mondo, con gli Stati Uniti come primo mercato estero.
LA VIGNA DEL PARROCO
Il 2016 segna un passo fondamentale per l’identità aziendale, con l’acquisto della vigna da cui la rinascita del Ruchè è partita: la Vigna del Parroco, appartenuta a Don Cauda, unico Cru del Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura. La sua storia è speciale e inizia nel 1964: questi due ettari, fortemente voluti da Don Cauda, furono all’inizio anche motivo di preoccupazione da parte del parroco, dubbioso che se ne sarebbe potuto occupare. I parrocchiani però decisero di appoggiarlo, promettendogli che lo avrebbero eventualmente aiutato. Quando Don Cauda decide di ritirarsi, “affida” il vigneto a Francesco Borgognone che, a sua volta, decide di affidarlo nel 2016 a Luca Ferraris quasi in “dote”. Non basta il denaro per essere proprietari di questo appezzamento: è una vigna che non ha valore, caratterizzata da vecchi ceppi che conservano uno straordinario patrimonio genetico. Nel 2024 questo vigneto molto speciale ha festeggiato il Sessantesimo anniversario.
La Vigna del Parroco si estende su soli 2 ettari di ceppi piantati vicino alla chiesa di Castagnole Monferrato. Le sue uve sono vinificate in purezza, sintesi ed essenza di terroir, storia e genetica della vite e il vino è ancora oggi presentato nella sua storica bottiglia, che rispetta quella usata al tempo da Don Cauda, creata apposta per l’invecchiamento, custode di un vino da consumarsi nelle occasioni speciali.
Oggi la Vigna del Parroco è un vino complesso. Il profilo olfattivo coinvolge subito per personalità e tipicità regalando sentori floreali di rosa e violetta, fruttati di marasca e piccole bacche di bosco, su uno sfondo lievemente balsamico. Al palato conferma di avere la stoffa che contraddistingue i “grandi vini piemontesi”.

L’ESPANSIONE
I progetti continuano anche negli anni successivi: nel 2020 viene acquisito il vigneto Ca’ Mongròss, di 6 ettari, dedicati alla produzione di Barbera cui segue, sempre nel 2020, l’acquisizione di Tenuta Santa Chiara a Monastero Bormida, vigneto dedicato all’Alta Langa.
A completare il progetto è il Castelletto di Montemagno, con un investimento pari a 520.000 euro iniziato, nel 2015, con l’acquisto di un appezzamento completamente abbandonato e coperto da rovi e sterpaglie, per un’estensione complessiva di 6 ettari, nel comune di Montemagno. Nel 2022 la presentazione della prima bottiglia di Castelletto di Montemagno Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG Riserva, uno dei primi vini in assoluto della tipologia Riserva, fortemente voluta per dimostrare le potenzialità della Denominazione.
IL RUCHE’ DI CASTAGNOLE MONFERRATO
Il Ruché di Castagnole Monferrato è una piccola DOCG che si estende su sette comuni dell’astigiano - Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo e Viarigi – inclusa nel novero delle denominazioni gestite dal Consorzio Barbera d’Asti e Vini del Monferrato. Una denominazione speciale perché il Ruchè è uno dei rari vitigni che può essere prodotto e riportato in etichetta solo nel territorio autorizzato dalla DOCG.
L’ottenimento della DOC risale al 1987 e si deve, oltre che alla volontà dei produttori, ad una donna, Lidia Bianco, sindaco di Castagnole Monferrato. Un traguardo importante, succeduto dall’ottenimento della DOCG nel 2010, risultato raggiunto grazie anche e soprattutto all’Associazione Produttori del Ruchè di Castagnole Monferrato di cui Luca Ferraris è stato Presidente oltre che fondatore.
È una varietà semi aromatica a base terpenica, che discende da incrocio tra la Croatina e la Malvasia aromatica di Parma, varietà estinta, da cui ha ereditato l’aroma e l’assenza di tomentosità della foglia. Il grappolo a maturità è medio grande o grande, cilindrico, con ali, l’acino è piccolo, di colore nero blu con buccia pruinosa e sapore leggermente aromatico, che esprime al meglio gli aromi durante la vinificazione.
L’uva è ricca di polifenoli, in particolare tannini, e a maturazione presenta un notevole accumulo di zuccheri. Viene vinificata in rosso per ottenerne un vino secco, leggermente aromatico, con sentori di rosa, viola e spezie, dal colore rosso rubino, di buon corpo e lieve tannicità. Luca Ferraris lo descrive così: <>. Il Ruchè è un vino che ha la piacevolezza di un pinot nero e l’eleganza di un nebbiolo.
Oggi l’azienda possiede 35 ettari di vigneti di proprietà: il nucleo originario è composto da 25 ettari che si trovano tra i Comuni di Castagnole Monferrato, Grana, Montemagno e Scurzolengo, a cui si aggiungono La Vigna del Parroco a Castagnole Monferrato, estesa su 2 ettari, la tenuta agricola di Ca’ Mongròss a Montegrosso d’Asti, 6 ettari dedicati alla Barbera e la Tenuta Santa Chiara a Monastero Bormida con i suoi 2 ettari tra Pinot Nero e Chardonnay destinati all’Alta Langa.
Il progetto di Luca Ferraris è un progetto per il Monferrato – un’azienda che, con suoi 12.700 visitatori italiani ma anche svizzeri, olandesi, tedeschi e americani, dal 2022 segna sempre più importanti presenze turistiche sul territorio. Grazie alla produzione del Ruchè di Castagnole Monferrato l’economia locale si è risvegliata, offrendo ai giovani una motivazione per restare e agli abitanti un’opportunità per rilanciare un territorio bello quanto poco conosciuto.
La missione di Luca è rendere il territorio una destinazione turistica a misura d’uomo, capace di offrire esperienze originali e autentiche. Da qui l’idea di aprire il Museo del Ruchè all’interno della storica cantina della famiglia Ferraris, costruita nel XVII secolo nel centro storico di Castagnole Monferrato. Formata da archi di antichi mattoni semplicemente appoggiati su pareti di tufo, è stata utilizzata per oltre tre secoli per la produzione del vino.
All’interno del museo oggi si possono ammirare antichi strumenti utilizzati sia nei vigneti che in cantina ed uno spettacolare infernot scavato a mano nel tufo. Quest’ultimo fa parte di quella serie di infernot che, assieme agli splendidi vigneti, hanno fatto divenire il paesaggio vinicolo del Monferrato Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Nel 2018 i vigneti di Ferraris Agricola vengono scelti dal progetto Big Bench Community, per ospitare la prima “panchina gigante” del Monferrato; nel 2021 sulla collina di Sant’Eufemia apre il primo "agri chiringuito” firmato Ferraris. www.ferrarisagricola.com