Salute e Benessere

Tempi di attesa lunghi, per l’endometriosi la diagnosi precoce è fondamentale

novembre 2020 - In Italia sono circa 3 milioni le donne che soffrono di endometriosi, una malattia complessa, talvolta invalidante, ancora poco conosciuta, per la quale non esistono cure definitive e spesso diagnosticata in ritardo. Una malattia che può provocare danni gravissimi, incidendo su organi vitali come i reni, ureteri, vescica, intestino e compromettendo la fertilità. Per la maggior parte ad essere coinvolte sono giovani donne - la fascia d’età più colpita è infatti quella tra i 25 e i 35 anni – che fanno fatica a ricevere la necessaria diagnosi che possa portare a cure mirate e indispensabili. Una malattia che ha origine dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, chiamato endometrio, in altri organi (ad esempio ovaie, tube, peritoneo, vagina e nei casi più gravi anche intestino e vescica), che crea dolori fortissimi, soprattutto durante il ciclo mestruale, e sofferenze fisiche acute – e di conseguenza anche psicologiche -, limitando la vita quotidiana, i rapporti interpersonali e di coppia. Secondo alcuni studi, una donna malata di endometriosi deve assentarsi dal lavoro per 5 giorni al mese e il 14% di queste donne perde il lavoro.
Se la salute è la priorità per gran parte delle persone, soprattutto in questo periodo storico, e con la pandemia le attenzioni sul settore della sanità sono altissime, si rischia che il Covid metta in secondo piano le altre patologie, principalmente quelle, come l’endometriosi, che non sono ancora considerate come prioritarie dal sistema sanitario nazionale. I tempi di attesa per avere una visita specialistica, già lunghissimi prima del Covid – è stato stimato che una donna aspettava sei mesi in media prima di poter avere un appuntamento – sono in aumento, degenerando una situazione in cui la tempistica è fondamentale. Per questo l’APE – Associazione Progetto Endometriosi che mette insieme pazienti di tutta Italia – lavora per creare consapevolezza sulla malattia e per limitare i danni che l’endometriosi genera, portando all’attenzione la necessità della diagnosi precoce.
«Conoscere l’endometriosi significa ridurre il tempo diagnostico e intervenire tempestivamente, preservando la salute e la fertilità della donna», spiega Annalisa Frassineti, presidente di APE.
Oltre ai tempi lunghi per trovare un centro o uno specialista che possa garantire diagnosi e monitoraggio della patologia indicandone le cure - in diverse regioni italiane non esistono centri specializzati e le donne spesso devono percorrere migliaia di km per trovarli -, le persone con endometriosi non vedono riconosciuti i diritti che dovrebbero spettare a chi soffre di una malattia tanto grave. Solo le donne considerate agli stadi più gravi possono ricevere alcune prestazioni sanitarie gratuitamente, come le visite di controllo ogni sei mesi, seppure ci siano ancora lacune da colmare. Dal 2017 l’endometriosi è stata infatti inserita tra i livelli essenziali di assistenza (Lea) come malattia cronica invalidante, ma solo relativamente ai casi più avanzati, cioè quelli considerati al 3° o 4° grado. Le altre donne non hanno forme di tutela e possono arrivare a spendere fino a 2.500 euro l’anno per curarsi.
Come evidenziato dall’Associazione Progetto Endometriosi, per aiutare queste pazienti diventa fondamentale tracciare la malattia ed intervenire in modo specifico. Il Registro nazionale di patologia istituito nel 2017 per raccogliere tali dati non è ancora attivo e dunque non è neanche chiaro il numero delle donne affette da endometriosi. In Emilia Romagna, dove c’è un registro regionale, sono stati attivati dei percorsi diagnostici assistenziali, i quali, attraverso la collaborazione di ospedali, consultori e centri specializzati, puntando sulla formazione e l’informazione, rendono più veloci le diagnosi e dunque anche le cure.
Sul sito dell’APE - www.apendometriosi.it  – ci sono tutte le informazioni utili e i progetti, per aiutare concretamente le donne affette da endometriosi e per entrare a far parte della rete nazionale.

 

 

Antibiotico resistenza: nasce in Oculistica il farmaco con antibiotico che per la prima volta riduce del 50% i giorni di somministrazione

novembre 2020 - Nasce in Oculistica il primo farmaco con antibiotico che dimezza la posologia e la somministrazione. Si tratta di una combinazione di antibiotico e cortisone in collirio che potrà essere prescritto dopo l’intervento di cataratta, l’operazione chirurgica più diffusa in medicina: in Italia se ne eseguono 600.000 ogni anno. Lo conferma LEADER 7 lo studio realizzato su 800 pazienti in Italia e all’estero, che attesta l’efficacia e la sicurezza del farmaco. Il nuovo medicinale di Doc Ofta, la divisione oftalmica di Doc Generici, è un’importante innovazione sviluppata in Italia e il nostro paese sarà il primo ad averlo disponibile a livello europeo.

“Solitamente dopo l’intervento di cataratta – spiega il Prof. Michele Figus, direttore della Scuola di specializzazione di Oftalmologia Università di Pisa – è necessario prescrivere due principi attivi, un antibiotico e un corticosteroide per 14 giorni. Da oggi il farmaco si potrà prescrivere solo per 7 giorni. Una combinazione farmacologica più potente, molto efficace perché contiene un antibiotico fluorochinolonico ad ampissimo spettro e il cortisone insieme, questo semplifica la posologia e accorcia la somministrazione, due fattori importantissimi sul successo della terapia, soprattutto sulla popolazione più matura”.

Della riuscita della terapia ne tratta lo studio Leader 7, studio partito in Italia ma che ha avuto uno sviluppo internazionale dal momento che 80 centri reclutatori erano nel Bel Paese e 20 all’estero.

“Con lo Studio Leader 7 possiamo comunicare alla comunità scientifica – spiega il prof. Francesco Bandello primario dell’Unità di Oculistica dell’IRCCS Ospedale San Raffaele Milano - che una sola settimana con questo farmaco, al posto delle 2 date sino ad oggi, è più che sufficiente per coprire con sicurezza il rischio di infezione dopo l’intervento chirurgico di cataratta. Non abbiamo trovato una sequenza di complicanze. Inoltre oggi celebriamo un grande traguardo per quanto riguarda l’antibiotico resistenza che soprattutto in questi momenti si mostra essere un problema gravoso. In più la riduzione dei tempi della somministrazione ha un impatto di grande valore dal punto di vista clinico, perchè quando la cura è lunga, spesso viene interrotta a metà facendo con l’antibiotico più danni che benefici”.

L’età media dell’intervento di cataratta è di 72 anni, anche se di anno in anno il limite si sta sempre più abbassando anche sotto i 60 anni.

“Le ragioni sono diverse – conclude Bandello – prima fra tutte quella naturale dell’invecchiamento, poi l’aumento delle maculopatie per maggiori radiazioni ionizzanti – ma ci sono ragioni sociali molto evidenti: siamo in una società in cui le informazioni passano attraverso la lettura e la scrittura, quindi rispetto a un tempo, le persone hanno bisogno di avere occhi sani anche in età avanzata”.

Il lancio del nuovo farmaco incontra i bisogni di una società longeva e molto attiva.

“L’innovazione di prodotto è una dei nostri punti di forza e delle ragioni della nostra crescita anche in periodi difficili come questi - afferma Riccardo Zagaria AD di DocGenerici- e questo farmaco ne è una dimostrazione. Si tratta di una novità assoluta tutta italiana perché nata da una collaborazione con un partner d’eccellenza come NTC e perché va incontro a una delle esigenze principali del post- operatorio dei nostri pazienti. L’Italia è il primo paese in Europa in cui verrà venduto e questo ci rende particolarmente soddisfatti, soprattutto perché è un successo della divisione Doc Ofta che abbiamo creato 4 anni fa, e in cui noi abbiamo sempre creduto”.

LENTI A CONTATTO: SOI NO ALL’UTILIZZO! INGANNEVOLE IL COMUNICATO DI ASSOTTICA CHE ALLO SCOPO DI TUTELARE GLI INTROITI DELLE AZIENDE PRODUTTRICI DIFFONDE INFORMAZIONI CONFUSE E PERICOLOSE PER TUTTI I PAZIENTI CHE LE STANNO UTILIZZANDO


30 marzo 2020- Un comunicato di Assottica sull’opportunità di indossare le lenti a contatto periodiche anziché quelle usa e getta come consigliato da SOI sta generando confusione tra i portatori di Lac. Dunque si posso usare o no? Interviene di nuovo sulla questione il presidente della SOI, Matteo Piovella. Le Lenti a contatto non vanno usate. Sono permesse solo quelle usa e getta. Un articolo pubblicato sul Journal of Hospital Infection il 6 febbraio 2020 dedicato alla persistenza dei Coronavirus su materiali sintetici, dimostra che il tempo di sopravvivenza medio del corona virus su gomma silicone è di 5 giorni. Silicone è il materiale con cui sono costruite molte lenti a contatto. Tutti conoscono quanto sia necessario lavarsi spesso le mani perché le stesse sono il veicolo più efficace per permettere al virus di diffondersi. Per questo viene ripetuto fino alla noia il concetto dell’utilità di non toccarsi gli occhi ne di strofinarli per mantenersi sani e perfettamente attivi. Ovvio che applicare lenti a contatto con le mani comporta una inevitabile manipolazione che nel contesto attuale mette a rischio contagio. Se poi pensiamo che la lente permane a contatto con la cornea e la congiuntiva bulbare tutto diventa più semplice e più chiaro. Chi ha possibilità di correggere il proprio difetto visivo con un semplice paio di occhiali lo faccia da subito. In questo modo ridurrà il rischio di contaminazione. Altra necessità – sostiene il Presidente SOI – è utilizzare lenti a contatto giornaliere mono uso e di evitare le lenti a contatto riutilizzabili per più giovani. Ormai – continua Matteo Piovella – le lenti multiuso appaiono obsolete e meno sicure. Con la usa e getta si ha il vantaggio di avere una lente nuova tutti i giorni e che non deve essere “sterilizzata” durante la notte per poterla indossare il giorno dopo. Le sostanze utilizzate per la pulizia delle lenti sono aggressive per la congiuntiva bulbare e provocano spesso allergie o intolleranza nei confronti della lente a contatto. Ormai vengono utilizzate e consigliate solo per fini commerciali.

SOI consiglia un utilizzo attento delle lenti a contatto multiuso dedicato principalmente a quelle situazioni dove le lenti giornaliere monouso non sono disponibili per motivi di costruzione tecnica. Ma queste sono una minima parte. Quindi addio a lenti settimanali, da 15, 30 , 90 e 180 giorni.

Utilizzate sempre lenti giornaliere monouso senza mai indossarle più di una volta.

Infine SOI raccomanda di non utilizzare lenti a contatto nei bambini al fine di “tentare di rallentare l’evolversi della miopia : il rischio non vale la candela. www.soiweb.com 

 

 

Nuove tendenze hair color per la generazione Z con la Vivid Color di Vitalcare di So.Di.Co


marzo 2020 -Ci sarà un motivo per cui l’’#pinkhair è uno dei più usati dalla generazione-z?! si c’è, ed è perché oggi la tendenza è quella di giocare con i colori dei capelli come con il make up. Il colore – in particolare se si parla di tonalità forti, che osano – è diventato sinonimo di piacere e piacersi. Si gioca con il look, si gioca con i capelli che a volte possono anche essere in nuance con le labbra, si cambia, anche ogni giorno ma sempre proteggendo la fibra capillare.

Ecco la linea di colorazione professionale a casa: Sodico, attento alle tendenze anche in fatto di capelli, propone colorazioni semipermanenti dirette Vivid Color di Vitalcare, dai colori vibranti e luminosi, che durano a lungo e non seccano i capelli.
Sono disponibili 6 colori puri ultra glam: Pink, Purple, Rubine, Blue, Teal e Silver, cui si aggiunge White, il diluitore colore. Quest’ultimo può essere utilizzato come lucidante effetto “gloss” oppure per creare diverse gradazioni di colore pastello, utilizzandolo in combinazione con le altre tinte della linea. Pratici nel tubo formato professionale 100ml, sono pensati per l’uso domestico e sono facili da utilizzare anche per i meno esperti. Un unico prodotto per creare tantissimi look diversi, passando da toni strong fino a sfumature delicate, e dare voce alla propria personalità.

Vivid Color è una colorazione semipermanente dai colori brillanti e intensi, perfetta per creare fantastici look. Ha una speciale formula delicata, con proprietà condizionanti, che lascia il capello morbido, idratato, luminoso e piacevolmente profumato. Usato puro, il colore può durare fino a 20 lavaggi (a seconda del colore del pigmento, della porosità del capello, etc.), mentre i colori pastello ottenuti con il diluitore consentono di tornare al colore di partenza in pochi lavaggi. www.vitalcare.it 

 

 

L’ETÀ NON CONTA Elisir di lunga vita fra illusione e realtà Il Controlled ageing

 

febbraio 2020 - Nell'antichità vi era un’alta considerazione della figura dell’anziano e il processo dell’invecchiamento era generalmente considerato fisiologico. ≪A partire dall’evo moderno, il rapporto tra medicina e invecchiamento cambia radicalmente. La vecchiaia inizia ad essere considerata come un processo patologico, un decadimento progressivo che deve essere combattuto come una malattia attraverso trattamenti specifici. Al tempo stesso, il miglioramento delle condizioni di salute della popolazione porta ad un progressivo e graduale innalzamento dell’aspettativa di vita delle persone. All’interno dei sistemi di welfare degli stati, entra il concetto di tutela della vecchiaia con l’introduzione dei sistemi previdenziali≫. Inizia così l'excursus del Dr. Michele Augusto Riva, Ricercatore di Storia della Medicina al Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Milano-Bicocca.
È in questo periodo che si iniziano a sviluppare i primi approcci terapeutici anti-aging perchè diventa evidente, non solo a livello del singolo individuo, ma della società e dal punto di vista dei costi previdenziali e sanitari connessi all'emergere di questa nuova fascia di popolazione “over60”, che “il pericolo di vivere male è maggiore del pericolo di morire presto” (Seneca).
La ricerca di un “elisir di lunga vita”, che inizia nel XVI° secolo, non ci ha mai abbandonati ed oggi la ricerca contemporanea dedica molte energie alla formulazione di molecole e ritrovati che possano allontanare l'invecchiamento ed i suoi segni.
Si parla ormai da tempo del ruolo dello stress ossidativo nel determinare l'aging ma se ne parla ancora poco in quanto fattore scatenante e corresponsabile della genesi di patologie invalidanti e croniche legate all'invecchiamento: di fatto il permanere di uno stato di stress ossidativo agisce negativamente su tutte le funzioni del nostro organismo, non solo sui segni più esteriori. Le regine dello stress ossidativo sono le specie reattive dell’ossigeno (ROS), che si formano all’interno delle nostre cellule; prevalentemente, anche se non esclusivamente, a livello del mitocondrio.

Un’elevata produzione di ROS non compensata da adeguati sistemi antiossidanti fisiologici - e il conseguente accumulo degli stessi all’interno di organi e compartimenti - porta a uno stato di stress ossidativo, che conduce a livello cellulare sia alla morte cellulare (apoptosi) sia a uno stato di senescenza. A livello dell’intero organismo lo stress ossidativo prolungato è stato associato a patologie gravi come tumori e malattie neurodegenerative, che a loro volta risultano legate a doppio filo al processo di invecchiamento.
Cosa significa quindi invecchiare "bene" oppure "male"? Poter evitare, oltre alle rughe, soprattutto malattie invalidanti la cui diffusione cresce di pari passo con l'invecchiare della popolazione. La medicina ora punta sempre più sul "controlled aging", nuova frontiera antiaging. Controllare la naturale tendenza all'invecchiamento, limitando l'azione pro-ossidativa dei ROS, diventa fondamentale non solo per combattere i segni più evidenti che il tempo lascia sulla nostra pelle - le rughe, le macchie, etc...-, ma soprattutto per poter sfruttare al meglio e in salute quella che in Giappone chiamano la “seconda giovinezza” e che arriva insieme al 60°compleanno. A livello statistico, i giapponesi sono la popolazione più longeva al mondo mentre gli italiani sono al secondo posto. Perchè? Sicuramente l'alimentazione gioca un ruolo determinante in fatto di longevità. Tra i molti segreti degli orientali, anche il consumo quotidiano di cibi fermentati; conosciamo tutti il sakè, la salsa di soya, o la zuppa di miso, ma la dieta nipponica ne prevede molti altri e la tecnica di fermentazione di alcuni alimenti è una tradizione antica e ben radicata non solo in Giappone. Oltre un secolo fa il Premio Nobel Ilie Metchnikoff dichiarò, in base ai propri studi, che la longevità di alcune popolazioni dell'Europa orientale fosse dovuta all'utilizzo di cibi fermentati.
La fermentazione nasce come metodo per la conservazione degli alimenti, utilizzato fin dall'antichità. Il vino e la birra sono classici prodotti ottenuti da fermentazione alcolica. ln assenza di ossigeno, alcuni microrganismi agiscono sugli zuccheri trasformandoli in composti ad azione conservativa. I fermenti che agiscono sono le muffe, i lieviti e i batteri. Attraverso la fermentazione, gli alimenti subiscono un processo che, oltre a modificare l’aspetto e il gusto del cibo, ne aumenta la conservabilità e la digeribilità. Come risultato di questo interessante ed antico processo, si ottiene un prodotto finale diverso da quello originale, di cui vengono modificati il profilo organolettico e la composizione nutrizionale: si formano acidi che, abbassando il pH dell’alimento, inibiscono lo sviluppo dei microrganismi nocivi, ma anche il contenuto vitaminico dei cibi aumenta, e varia il profilo enzimatico. Si formano, ex-novo, molecole che nell'alimento originario non erano presenti: è questo il caso della Papaya fermentata FPP® (Fermented Papaya Preparation), che sotto il brand Immun'Age® viene distribuita in tutto il mondo. Tra gli integratori più noti ed imitati degli ultimi decenni, solo la versione originale, prodotta dall’azienda Osato e distribuita in Italia da Named, può vantare qualità testate da studi internazionali.
Grazie ad un processo brevettato ed unico di fermentazione di 10 mesi il frutto acerbo della Carica papaya Linn non OGM, viene “trasformato” da frutto multivitaminico in vero e proprio composto antiossidante e immunomodulante che, come da recentissima ricerca, è anche in grado di attivare la produzione di ATP a livello mitocondriale e quindi fornire energia subito pronta al cervello, un nuovo campo d'indagine, quest'ultimo, ancora tutto da approfondire.
Le virtù della Papaya fermentata FPP® originale “made in Japan” che viene studiata da ORI (Osato Research Institute), sono note da tempo anche alle nostre latitudini, ma le continue ricerche sugli effetti di questo estratto fermentato ci offrono nuove conferme.

Dopo uno studio del 2016 in cui si valutava la capacità protettiva di FPP® contro lo “skin aging” e da cui emergeva come FPP® fosse in grado di ridurre l'invecchiamento cutaneo aumentando le naturali difese antiossidanti della pelle (Experimental and Therapeutic Medicine, 2016), è stato recentemente pubblicato sulla rivista Antioxidants uno studio tutto italiano [Beneficial Effects of Fermented Papaya Preparation (FPP®) Supplementation on Redox Balance and Aging in a Mouse Model, Logozzi et al., Antioxidants 2020] che dimostra in vivo le capacità antiossidanti di FPP®-Immun'Age®. Come spiega il Dr. Stefano Fais, dirigente di Ricerca presso il Dipartimento di Oncologia e Medicina Molecolare all'Istituto Superiore di Sanità, ≪i risultati sono sorprendenti perchè valutano positivamente l'azione di FPP® sulla lunghezza dei telomeri. I telomeri sono la parte finale dei cromosomi, composti di DNA altamente replicato, che serve a “proteggere” il cromosoma, e che si accorciano ad ogni duplicazione, andando a definire l'età della cellula, la sua durata. Man mano che invecchiamo, i telomeri si accorciano, duplicazione dopo duplicazione, rendendo più fragili le nostre cellule e maggiormente esposte al deterioramento. La nostra ricerca testimonia come la somministrazione di FPP® induca un aumento dell'attività telomerasica oltre ad un aumento della lunghezza dei telomeri. A livello generale viene osservata anche una marcata azione antiossidante, in particolare mediata da GSH (glutatione, un tripeptide con proprietà antiossidanti). Avevamo già esplorato, grazie a un precedente studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Cancers [Oral Administration of Fermented Papaya FPP® Controls the Growth of a Murine Melanoma through the In Vivo Induction of a Natural Antioxidant Response, Logozzi et al., Cancers 2019], gli effetti di FPP® sia nella prevenzione sia nel trattamento dei tumori correlati alla risposta sistemica antiossidante; lo stress ossidativo, infatti, sembra avere un ruolo determinante nello sviluppo di tumori legati all'invecchiamento. In quello studio abbiamo evidenziato una riduzione della crescita tumorale e dei livelli plasmatici di ROS con aumento, invece, del livello di antiossidanti, di GSH e SOD-1 a livello plasmatico≫.
L'aging è in effetti un processo naturale, al quale tutti andiamo incontro, determinato da meccanismi endogeni legati al DNA in associazione a cause esterne ed ambientali. Invecchiamo per il semplice fatto di vivere, ma alcuni invecchiano “meglio” di altri, conservando lucidità e buona salute fino alla tarda età. Anche il nostro cervello invecchia, secondo un processo che coinvolge tutti gli altri organi: per pensare, per camminare, per vivere, consumiamo ossigeno ed energia e, così facendo, inneschiamo una produzione di radicali liberi (ROS) che, se eccessiva, può velocizzare e acutizzare il normale excursus dell'aging e portare, in un circolo vizioso, l'insorgere di patologie quali Alzheimer, Parkinson, tumori, etc...
Come sottolinea il Dr. Stefano Erzegovesi, Direttore del Centro per i Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Raffaele del Gruppo San Donato, ≪Il nostro cervello pesa solo il 2% dell'intero corpo, ma consuma il 20% dell’energia e dell’ossigeno totali, attivando, quindi, un’abbondante produzione di ROS. Ecco perchè l'alimentazione è così importante nel processo dell'aging: gli alimenti vegetali, variamente combinati per tipologia, caratteristiche e varietà, sono in grado di attivare la risposta antiossidante, andando a compensare la produzione di ROS in circolo. In modo particolare, l'apporto di polifenoli e fibre, ad es. attraverso l'assunzione di cereali integrali, legumi, verdure e frutta, supporta il benessere del cervello garantendo la giusta quantità di fitoestratti antiossidanti e tenendo sotto controllo in questo modo l'aging.
Oggi sappiamo molto bene come l'intestino sia di fatto un “secondo cervello”, sede delle difese immunitarie, esposto a stress di ogni tipo, in modo particolare quello ossidativo. In questo scenario le fibre, aiutando la produzione di acidi grassi a catena corta, agiscono a livello sistemico - cervello compreso -, ed aiutano i 100.000 miliardi di batteri che compongono la flora intestinale a far proliferare le specie più amiche della nostra salute. La Papaya fermentata, grazie al processo di fermentazione, migliora il microbiota intestinale, favorendo i batteri “amici” probiotici ed aumentando la biodisponibilità dei polifenoli naturalmente presenti nel frutto. Inoltre, alcuni studi scientifici hanno evidenziato un effetto regolatore della papaya sul fattore di trascrizione intracellulare Nrf2, uno dei fattori direttamente coinvolti nella produzione di molecole antiossidanti≫.
Oggi, quindi, come anticipa la Dr.ssa Evelina Flachi, nota nutrizionista e giornalista, nel suo libro “Le dieci mosse antietà” che uscirà a marzo per Cairo Editore, ≪Studi scientifici dimostrano che è possibile trasformare l’invecchiamento, specie se precoce, in longevità, principalmente con l’alimentazione e lo stile di vita. Vi è una differenza fondamentale tra vecchiaia e longevità: la vecchiaia come condizione fisica di debilitazione e inattività che ha come conseguenza la dipendenza dagli altri; la longevità come caratteristica di chi vive a lungo mantenendo una buona condizione fisica e, quindi, la possibilità di una vita autonoma. Ecco allora per concludere i 10 consigli “pro-longevità”: 1. Mangiare bene e sano; 2. Moderare le porzioni; 3. Consumare cibi di qualità e sicuri; 4. Seguire il Five a day; 5. Bere nel modo giusto; 6. Curare il benessere fisico; 7. Promuovere il benessere emotivo; 8. Coltivare il benessere sociale; 9. Sviluppare il benessere intellettivo; 10. Favorire il benessere spirituale≫.
Perchè l'aging è il risultato di molte componenti e di diversi fattori che interagiscono e la longevità non è più un miraggio ma un insieme di azioni sempre più legate all'auto-consapevolezza e allo stile di vita. www.named.it 

 

 

LA CURA DEL CORPO: SOLUZIONI DI BELLEZZA PER LUI E PER LEI CON BIOLINE JATÒ


febbraio 2020 - Quando la bella stagione è ancora lontana, è facile tralasciare la cura del proprio corpo. Bioline Jatò propone Body Concept: una linea studiata con formulazioni che possono agire in modo sinergico, per valorizzare la bellezza naturale e per non dimenticarsi di mettere sempre al primo posto il proprio benessere.

Adatto sia alle donne che agli uomini, Active Patch zone critiche / a diffusione continua rappresenta un metodo facile e veloce per ridurre la visibilità degli inestetismi cutanei legati ad adiposità localizzata su fianchi e addome o pelle a buccia d’arancia su glutei e gambe. I pratici cerotti possono essere applicati direttamente sulle aree da trattare: 1 patch al giorno per 28 giorni, oppure 2 patch al giorno per 14 giorni. Grazie a una calibrata concentrazione di sostanze funzionali e a un innovativo sistema a rilascio graduale, i patch svolgeranno un’azione d’urto sulle zone critiche, per una silhouette dall’aspetto più definito.

Sempre dalla linea Body Concept, Lipoactive Thermo Crema: grazie a una formula potenziata a effetto termogenico, se applicata su pancia e fianchi, agisce favorendo l’elasticità dei tessuti; è adatta anche all’uomo e perfetta da utilizzare per mantenere nel tempo i benefici di Active Patch.

Indispensabile per le donne Reducell Crema Attiva: una crema gel ideata per donare alla pelle morbidezza e compattezza, attenua la visibilità degli inestetismi causati da cellulite e ritenzione idrica.Infine, sia per lui che per lei, Pro-Slim Crema Salina è specificamente formulata per sfruttare al meglio i bioritmi notturni della pelle e può essere applicata prima di andare a dormire. Grazie a Body Concept, la pelle ritrova la sua naturale compattezza ed elasticità. www.bioline-jato.com 

 

AYAY. L'INTIMITA' HA LA SUA LINEA DI BELLEZZA


febbraio 2020 -Sieri, maschere, gel, patch…l’intimità ora ha la sua linea di bellezza Made in Italy: AYAY.

Sdoganato qualunque pregiudizio, ora la cura della zona V è cool.

Tra le referenze più curiose la maschera per le parti post epilazione che coccola la pelle stressata dagli strappi con l’estratto di Albarellus Ovinus e il DEODORANTE INTIMO in crema vegano che nutre e protegge la pelle in profondità grazie alla combinazione di olio di semi di Jojoba, Burro di Karitè, Olio di Mandorle Dolci e acido ialuronico.

AYAY piace e trova il modo di veicolare anche un messaggio positivo di solidarietà a tutte le donne. Da non perdere il beauty AYAY Made in Carcere (in omaggio con l’acquisto di un kit), cucito a mano con materiali di recupero dalle detenute nel carcere di Trani e di Lecce.

Inclusione sociale, amore e dignità i valori di questo progetto che AYAY è orgogliosa di sostenere.

Tutti i prodotti sono efficaci, affidabili e sicuri: lo studio di compatibilità in vitro è stato condotto dal Kosmolab del DISTAV – Università di Genova, nell’ambito della collaborazione con INT.E.G.RA. In vendita su www.ayay.it